9 novembre 2020

LECTIO MAGISTRALIS 3 NOVEMBRE 2020

Anna Scolobig, ricercatrice presso l’Istituto di Scienze Ambientali dell’Università di Ginevra, ci ha guidati attraverso le difficoltà e le incertezze che la comunicazione dei rischi comporta

a partire dalla percezione e dalla consapevolezza del rischio, che variano nel tempo e sono un’esperienza soggettiva che dipende da molteplici fattori.

Un serie di barriere spesso impediscono di raggiungere con efficacia i destinatari della comunicazione: l’incoerenza testuale e visuale dei messaggi, la sensazione di falsa sicurezza indotta dalla presenza di opere strutturali ,  la mancanza di fiducia, il mancato utilizzo di molteplici canali di comunicazione, il focalizzarsi sui prodotti piuttosto che sui processi, il dilemma, peraltro irrisolvibile, tra l’allertare e il non creare panico.

Tuttavia alcune azioni possono contribuire ad aumentare sia la consapevolezza che la preparazione della popolazione.

La trasparenza nella comunicazione è un elemento cruciale, non possiamo negare che un elemento di incertezza esista sempre, quando parliamo di rischi, e come tale va condiviso e accettato, non negato.

Centrale è la credibilità della fonte, che deve essere conquistata nel tempo, con una comunicazione continua, che indirizza la popolazione verso le fonti istituzionali di informazione. Facilità di  consultazione delle fonti di informazione ed efficace coordinamento tra le agenzie coinvolte nel ciclo di vita della comunicazione del rischio sono ingredienti essenziali per una comunicazione efficace.

Lo strumento che può garantire l’accreditamento delle fonti, parte da un processo di partecipazione della popolazione e dei principali stakeholder presenti sul territorio , ad esempio nella predisposizione dei piani comunali di protezione civile, nell’organizzazione di esercitazioni su larga scala, nel coinvolgimento alla redazione di strumenti informativi, e nei processi legati alle decisioni sui sistemi di allertamento, sulla pianificazione territoriale e riduzione del rischi.

La comunicazione dei rischi deve essere capace di programmare nuovi approcci personalizzati, “people centred”, analizzare atteggiamenti e competenze, riconoscere il paradosso non evitabile tra rassicurazione e allerta, migliorare la fiducia verso le istituzioni, uniche titolate alle dichiarazioni di allerta, dare continuità all’informazione, perché quest’ultima è la sola in grado di generare responsabilità anche e soprattutto individuali nei cittadini.

Video della lectio 

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